
Artem Dovbyk ha voltato pagina. Dopo due stagioni deludenti alla Roma, caratterizzate da prestazioni al di sotto delle aspettative e condizionate da problemi fisici nell’ultima annata, l’attaccante ucraino è approdato al Bologna in prestito con diritto di riscatto. In un’intervista a La Repubblica, l’ex centravanti giallorosso ha analizzato la sua esperienza nella Capitale e il nuovo progetto in Emilia-Romagna.
La scorsa stagione è stata particolarmente complicata per Dovbyk. Dopo il ritiro estivo, la Roma gli ha suggerito di cercare spazio altrove, ma i tempi non hanno consentito il trasferimento. L’attaccante è stato vicino al Milan, ma mancavano soltanto tre giorni alla chiusura del mercato. Rimasto nella Capitale, ha cercato di convincere l’allenatore a dargli fiducia, ma ha iniziato la stagione giocando poco, ricevendo il messaggio che sarebbe stato un’alternativa in attacco.
La situazione ha generato frustrazione: preparato per essere protagonista, si è ritrovato invece a scendere in campo sempre meno. La mancanza di continuità ha minato il suo divertimento nel calcio, prima che sopraggiungesse l’infortunio che ha complicato ulteriormente la situazione.
Dovbyk ha evidenziato come la Roma rappresenti un ambiente particolare rispetto ad altre realtà. Nonostante la presenza di giocatori di calibro come Dybala, Soulé ed El Sharaawy, giocare nella Capitale comporta una pressione differente. L’attaccante ha sottolineato come gli errori non siano tollerati: una partita poteva offrire una sola occasione, e non concretizzarla significava fallire.
I numerosi cambi in panchina e i movimenti all’interno della società hanno reso difficile per lui comprendere pienamente la situazione dal campo. Diversi calciatori hanno faticato a esprimere il massimo potenziale, anche campioni di livello come Dybala.
A Bologna, Dovbyk sente di aver trovato un’accoglienza diversa. Fisicamente sta bene e percepisce l’importanza che il club attribuisce al suo ruolo. La nuova sfida rappresenta un’opportunità per ritornare a divertirsi giocando a calcio, in un ambiente dove sente di avere la fiducia dei compagni di squadra e della società.
Ha anche imparato una lezione importante: non annunciare anticipatamente numeri di gol. A Roma ne aveva promessi diversi senza poi mantenerli, un errore che non ripeterà. In Italia il calcio è diverso dalla Spagna, dove conta prima di tutto far vincere la squadra, ma il suo ruolo di centravanti lo spinge a concentrarsi sulla realizzazione.
La città emiliana piace all’attaccante ucraino. Se Roma è affascinante ma caotica, con un traffico intenso e un’atmosfera all’Olimpico che può essere oppressiva, Bologna gli appare più compatta e gestibile. Ha tutto a portata di mano, e dettagli come i tortellini e i consigli dei compagni su dove mangiare dimostrano come stia già integrando la cultura locale. Con la sua famiglia accanto e un’atmosfera positiva intorno, possiede tutto ciò di cui ha bisogno per concentrarsi sul calcio.