
La storia di Ahmed Barusso è una di quelle che raccontano come il calcio possa essere incredibilmente crudele. Nato ad Accra nel 1984, il centrocampista ghanese ha vissuto un’ascesa fulminea seguita da un declino altrettanto rapido, fino a ritrovarsi oggi, a quarantuno anni, a giocare in terza categoria nei campi emiliani.
La storia di Barusso inizia nel piccolo Manfredonia, dove diventa rapidamente un idolo locale. I tifosi lo ribattezzano affettuosamente “Ciro” grazie alla sua straordinaria capacità di integrazione e alle sue qualità tecniche. Con la squadra pugliese ottiene una storica doppia promozione dalla Serie D alla Serie C1, costruendo le fondamenta di una carriera che promette grandi cose.
Nel 2006 compie il grande salto verso la Serie B trasferendosi al Rimini, dove si consacra definitivamente grazie alla sua fisicità dirompente, alla visione di gioco e a un tiro dalla distanza micidiale. In quella stagione storica affronta anche la Juventus, condividendo il campo con campioni del calibro di Buffon, Del Piero e Camoranesi.
Nell’estate del 2007, Pradè e Spalletti decidono di portarlo a Trigoria per 1,7 milioni di euro. Sotto l’ombra del Colosseo, Barusso riesce a debuttare in Serie A e a collezionare presenze in Champions League. Il culmine della sua avventura giallorossa è la vittoria della Supercoppa Italiana, conquistata al fianco di campioni come Daniele De Rossi e Francesco Totti.
Tuttavia, le presenze rimangono poche, appena cinque in totale. A compromettere definitivamente la sua progressione è un gravissimo infortunio alla tibia riportato ai tempi di Rimini, un problema strutturale che ne mina la continuità ai più alti livelli.
Da quel momento inizia una lunga girandola di prestiti. Barusso veste le maglie di Galatasaray, dove vince il campionato turco, Siena, Brescia, Torino, Livorno, Novara e Nocerina. Nel 2011 torna anche alla Roma con Luis Enrique, ma viene bocciato dopo il ritiro.
La parabola dall’inno della Champions League ai campi di periferia si compie rapidamente. Dalla Promozione alla terza categoria, dove Barusso gioca i suoi ultimi match con il Team Crociati Parma, in campi il cui terreno di gioco confina con il supermercato. Un calcio fatto di amicizia, dopo il lavoro, lontano anni luce dalle luci dei palcoscenici europei.
Di Barusso oggi non si hanno notizie certe. Probabilmente vive ancora a Parma, e magari qualche partitella la gioca ancora, probabilmente con i calzini tagliati all’altezza del polpaccio, come faceva quando la sua mole fisica non trovava misure standard.